L’ex ministro della Difesa Mario Mauro: “Oggi la Turchia fa politica estera col ferro e col fuoco: Erdogan andrà avanti sulla sua strada, sta testando le capacità dei sistemi di difesa concorrenti al suo. Chi ci perde? L’Italia e l’Ue”

Quanto ha influito la lunga conversazione telefonica tra presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il presidente francese Emmanuel Macron sul sì turco e greco ai colloqui per le acque contese nel Mediterraneo orientale? La diplomazia in realtà si era mossa già da settimane, con Germania e Usa a recitare il ruolo di mediatori, con l’obiettivo di disinnescare una crisi che ha suscitato fondati timori di conflitto. Nel mentre la postura di Erdogan è sempre più tarata sulla politica estera (altamente personalizzata e militarizzata), come strumento per arricchire il peso anche interno della sua immagine.

FINE STALLO?

Può finire la situazione di stallo sull’esplorazione del gas nelle acque contese? Da un lato la Turchia, dopo mesi di provocazioni e invasione di acque e cieli greci, ha stoppato i tentativi di ricerca con le proprie navi. Dall’altro la Francia è stato il primo player europeo a scendere in campo in maniera netta contro le mosse scomposte di Ankara. Parigi inoltre fornirà alla Grecia 16 caccia Rafale, in sostituzione dei Mirage 2000 attualmente in forze all’Aeronautica ellenica. Allo studio anche la fornitura di due fregate stealth Bellrà.

QUI ANKARA

“Dobbiamo sfruttare le opportunità diplomatiche”. Questa la linea di condotta ufficiale perseguita dal presidente turco ma con dei distinguo alla voce rivendicazioni. Erdoğan lo ha detto chiaramente a Macron: l’ignoranza dei diritti legittimi della Turchia e dei turco-ciprioti nel Mediterraneo orientale resta la principale ragione della tensione. Inoltre Erdogan non comprende il sostegno francese alle rivendicazioni greche e turche, pesandolo come un incentivo all’aumento ulteriore della tensione.

“La Turchia non permetterà mai che i suoi diritti siano usurpati ma non chiudendo al dialogo e alla cooperazione per la risoluzione dei problemi”. Per questa ragione il presidente Erdoğan ha affermato che la Turchia si aspetta che la Francia adotti una posizione prudente e costruttiva e ha sottolineato il valore ecumenico di un meccanismo di consultazione e comunicazione meglio funzionante tra Turchia e Francia.

QUI PARIGI

La risposta di Macron parte dalla premessa che Parigi è sempre pronta al dialogo a cui ha attribuito una importanza strategica a livello comunitario. Ma è di tutta evidenza come il trittico di temi al centro del dialogo tra Macron ed Erdogan (gas, Libia, Siria) sia talmente complesso da non poter essere risolto in un’ora di colloquio. Per questa ragione Macron ha salutato con ottimismo i colloqui esplorativi tra Turchia e Grecia, con l’auspicio che si svolgano in buona fede e con l’obiettivo di ridurre la tensione nella regione. Su questa stessa onda il leader francese ha anche chiesto un dialogo tra Turchia e amministrazione greco-cipriota.

Parigi però ha da subito mostrato un piglio netto nei confronti della crisi ellino-turca e verso la strategia di penetrazione turca in Libia. “Rispettiamo la Turchia, siamo pronti per il dialogo con essa, ma ci aspettiamo che rispetti la sovranità europea, il diritto internazionale e fornisca chiarimenti sulla sua azione in Libia, come in Siria – ha detto Macron due giorni fa – Gli insulti (di Erdogan ndr) sono inefficaci. E tutte queste parole e tutti questi atti non hanno posto nei rapporti responsabili tra gli Stati”.

MAURO

“Credo che Erdogan andrà avanti per la sua strada come conseguenza di questo tipo di impostazione diplomatica, paragonabile al metodo assunto e condiviso nel rapporto con la Russia – dice a Formiche.net l’ex Ministro della Difesa Mario Mauro, raggiunto al telefono a Bruxelles. Mi sembra evidente che il presidente turco sia testando le capacità dei sistemi di difesa concorrenti al suo, laddove cerca di estendere la sua sfera di influenza. Ha quindi testato l’orizzonte Ue circa lo scenario euromediterraneo, ma proprio in quell’orizzonte si è mossa solo la Francia”.

Secondo l’ex vicepresidente del Parlamento Ue sarà interessante lo sviluppo della questione. Riguardo ai patti separati con la Francia che Erdogan punterà a fare, magari riconoscendo il ruolo di Total nei giochi del Mediterraneo orientale, ma ottenendo comunque di poter ampliarsi ulteriormente nell’intera area.

I PERDENTI

Chi perde da questo scenario? Secondo Mauro l’Italia sul piano squisitamente geopolitico, sperando magari di poter racimolare un piccolo spazio di manovra per gli interessi dell’Eni. Ma chi perde maggiormente è l’Europa intera come chiave di una responsabilità mutilaterale nello scacchiere.

“All’interno del dibattito sui 75 anni delle Nazioni Unite ognuno dei capi delle grandi nazioni, con l’eccezione della Cina, ha fatto un discorso lontano dall’impostazione mutilaterale. A suo modo è stata annunciata una modalità di azione paragonabile a quella turca, che vale quella russa e iraniana. Per cui stiamo andando verso un orizzonte dove sempre più saranno i rapporti di forza a giocare un ruolo decisivo e non i tavoli di mediazione. In fondo, seppur come assaggio di natura diplomatica, credo che la telefonata Macron-Erdogan parli questa lingua”.

FERRO E FUOCO

La militarizzazione estrema della politica estera di Erdogan potrà provocare altre crisi, non solo con Grecia e Cipro, ma guardando anche a Israele e Libia? “Israele ha posto rimedio per tempo alle provocazioni di Erdogan – sottolinea l’ex Ministro della Difesa – stringendo con i paesi che rientrano nella sfera saudita un accordo che garantisce Tel Aviv più di qualunque politica velleitaria diplomatica. Israele sa benissimo che la Turchia, per nulla in grado di competere con le grandi potenze regionali sul piano delle risorse economiche, è oggi difficilmente contrastabile sul piano militare: il fatto che Ankara sia così pericolosamente nell’orbita della Fratellanza Musulmana sul versante ideologico la rende in ogni caso un problema per gli interessi di sicurezza israeliani”. Allo stesso tempo, aggiunge, questa potenza militare rappresenta la vera chiave di volta della sua politica estera.

“Oggi la Turchia fa politica estera col ferro e col fuoco, conclude – questo è più di un segnale e dovrebbe rendere i suoi interlocutori consapevoli del fatto che nel momento in cui ci dovesse essere un incidente, o presunto tale, i turchi non si tireranno indietro da un conflitto armato”.

Articolo scritto da: Francesco De Palo