Che ruolo hanno gli Emirati Arabi nello scenario geopolitico?

di Francesco Cirillo

Lo scacchiere mediorientale sta vedendo l’ascesa non solo delle ambizioni imperiali iraniane o del tentativo saudita di tutelare la propria egemonia sugli alleati arabi sunniti, ma una terza potenza ambisce a dominare la regione del Medio Oriente e del Corno d’Africa. Gli Emirati Arabi Uniti, soprannominati “Piccola Sparta”, mirano a dominare le scelte politico-militari del Golfo Persico e del Medio Oriente.

L’ascesa della potenza emiratina sta avvenendo in modo graduale, con pazienza e pragmatismo; Abu Dhabi è consapevole che una sua ascesa repentina rischierebbe di metterla in conflitto con l’Arabia Saudita, la maggior potenza sunnita della regione.

Negli ultimi anni il Principe ereditario Mohammed Bin Zayed, fratello dell’attuale capo della Federazione UAE, è diventato l’epicentro politico-militare ed economica della Foreign Policy di Abu Dhabi. Nelle vesti di Comandante delle Forze Armate e di Principe della Corona ha compiuto radicali riforme che hanno mutato in profondo l’apparato statale.

Zayed, grazie alle riforme sia dell’esercito sia dell’apparato economico, ha potuto compiere l’espansione geopolitica degli Emirati Arabi; inoltre con la riforma dell’esercito, le forze armate della UAE vengono considerate le migliori per addestramento ed armamento della regione, mettendo in ombra quelle saudite del suo “collega” Mohammed Bin Salman, Principe ereditario di Riyadh.

Il Soft Power UAE

Con le immense risorse energetiche, tra cui Petrolio e Gas gli Emirati hanno dalla loro una fondamentale arma di espansione geoeconomica. Ma la Federazione ha nel suo territorio diverse sedi di importanti multinazionali ed è leader della finanza islamica. Con il fondo Adia Abu Dhabi gestisce asset strategici sparsi nel globo. Il paese è riuscito a sviluppare compagnie emiratine che dominano il settore dei trasporti, come le compagnie aeree Etihad ed Emirates Airlines.

Nella gestione estera del Soft power emiratino è stato istituito appositamente il Consiglio del Soft Power. Esso lavora a stretto contatto con la Presidenza della Federazione per curare l’immagine del paese da proiettare all’estero. Questo ha aiutato gli Emirati a diventare paese guida del dialogo inter-religioso tra religione islamica e cristianesimo, ottenuta con la recente e storica visita di Papa Francesco ad Abu Dhabi.

La Politica estera di Abu Dhabi

Abi Dhabi segue una linea di politica estera che segue in parallelo l’influenza ideologica dello scontro settario sciiti-sunniti. Gli Emirati sono al fianco di Riyadh e di Washington nello scontro regionale contro le ambizioni imperialistiche di Teheran, storica potenza sciita e non araba, che mira a dominare lo scacchiere mediorientale.

Ma il fronte sunnita e spaccato in due correnti. Una che difende la Fratellanza Musulmana internazionale rappresentata dalla Turchia e dal Qatar e un altro fronte rappresentato dai difensori dello status quo ante Primavere arabe del 2011 guidato da Arabia Saudita, l’Egitto di Abdel Fatah Al-Sisi e dagli stessi Emirati Arabi Uniti. Gli stessi sauditi ed emiratini hanno supportato, nel 2013, un golpe militare effettuato dall’attuale leader egiziano ed ex capo delle Forze Armate Egiziane Al Sisi. In Libia Abu Dhabi appoggia le forze del Generale della Cirenaica Khalifa Haftar rifornendo le sue forze di materiale bellico. In Siria al contrario di Riyadh, che ha supportato nel forze ribelli che si opponevano al regime di Damasco di Bashar al-Assad, gli Emirati hanno mantenuto un atteggiamento cauto e pragmatico, mantenendo rapporti diplomatici con gli Assad. Alla fine del 2018 l’UAE ha fatto da apripista con la riapertura della sua sede diplomatica nella capitale siriana.

Con il Qatar gli Emirati hanno seguito Riad nell’azione di embargo diplomatico e commerciale. Ma esso non ha dato gli effetti sperati anche grazie al supporto turco di cui il Qatar ha beneficiato negli ultimi due anni.

Le difficoltà saudite nel solidificare la sua leadership, influenzati dal lento ritiro di Washington dalla regione, ha concesso ampia autonomia nel raggiungere i target stabiliti da Abu Dhabi, sia nel Corno d’Africa sia nel conflitto combattuto in Yemen all’interno della Coalizione saudita.

Nel Corno d’Africa la Federazione emiratina ha stabilito contatti con il governo separatista somalo del Somaliland, supportandone de facto le rivendicazioni indipendentiste. Con il Somaliland Abu Dhabi ha negoziato il controllo emiratino sul porto strategico di Berbera, fondamentale per il controllo delle rotte verso il golfo di Aden e il Mar Rosso, con l’obiettivo di realizzare una base militare. Una base militare degli Emirati è stata realizzata anche nel porto di Assab dell’Eritrea; proprio dalla base di Assab Abu Dhabi lancia i radi aerei contro i ribelli Houthi in Yemen.

Nei porti di Assab e Massaua la multinazionale emiratina DP World, una delle maggiori per il trasporto merci, sta espandendo le sue operazioni.

L’obiettivo di Abu Dhabi è il controllo commerciale e politico-militare dei porti del Mar rosso, fondamentali per gestire una tratta significativa per il commercio globale.

La Piccola Sparta: gli asset politico-militari di Abu Dhabi

Nella sua strategia il Principe ereditario Mohammed Bin Zayed, per supportare gli strumenti di soft power geoeconomici, ha profondamente riformato le Forze Armate emiratine.

Duplicando il budget militare della UAE, investendo in armamenti, addestramento e assumendo compagnie di contractor e mercenari straniere è stata soprannominata, qualche anno fa dall’ex ministro della Difesa USA James Mattis, “Little Sparta”(Piccola Sparta).

L’espansione politico-militare della UAE oggi gioca un ruolo chiave nella regione mediorientale. Gli Emirati Arabi Uniti hanno saputo addestrare le proprie forze armate anche grazie all’appoggio statunitense, presente nel paese con circa 5mila effettivi.

La Federazione è stato il primo paese della regione ad ordinare il sistema antimissile THAAD e Abu Dhabi ha in programma di acquisire il cacciabombardiere F-35.L’ammodernamento di Eau è stata necessaria per poter tutelare gli interessi nazionali emiratini ed eventualmente ostacolare l’espansione iraniana in Medio Oriente.

La Supervisione del Principe Mohammed Bin Zayed ha fatto mettere Abu Dhabi sulla strada del riarmo e della “Emiratizazzione” delle sue forze militari,diminuendo i consiglieri militari stranieri dalle file delle forze armate e promuovendo ai vertici dell’esercito cittadini degli Emirati. L’ammodernamento militare è stato accompagnato da un aumento significativo delle spese militari.

Con l’acquisto di avanzati sistemi di difesa, caccia F-16s( circa 72), caccia francesi Mirage 2000 e sistemi missilistici Patriot Abu Dhabi, dal 2014 si classifica al secondo posto per spese militari della regione mediorientale, dietro al regno saudita. Nella strategia politico-militare Mohammed Bin Zayed ha conseguito il risultato di realizzare un proprio apparato militare-industriale “made UAE”. Con l’esperienza acquisita dalle spese compiute nei paesi occidentali Abu Dhabi ad oggi produce componenti belliche nel suo territorio.

Ciò è stato possibile grazie all’appoggio economico dei fondi sovrani emiratini che hanno investito su ricerca e sviluppo ed acquisizione di know-now, trasferendolo nel paese per iniziare a riprodurre materiale “made UAE”. Gli Emirati Arabi sono divenuti il principale centro di produzione militare-industriale e tecnologica del Medio Oriente.

Nella strategia degli Emirati il servizio militare e la sua riforma è il pilastro decisivo su cui si poggiano le Forze Armate degli Emirati Arabi. Il Periodo della coscrizione obbligatoria, introdotta dallo stesso principe Zayed, per i giovani emiratini che vanno dai 18 ai 30 anni è per un periodo di 18 mesi. Il Servizio militare serve per costruire un sentimento nazionale emiratino, seguendo la narrativa spartana. Con un personale militare di circa 60mila effettivi, molte famiglie emiratine hanno fatto esperienza nell’esercito di Abu Dhabi o nel suo apparato industriale della difesa, settore che attira molti giovani del paese.

Per gli Emirati Arabi un efficiente apparato bellico è necessario per mantenere un notevole prestigio nei confronti dei suoi alleati mediorientali e per espandere la sfera d’influenza emiratina. Come ha dimostrato la realizzazione di basi militari in Eritrea e nel Somaliland, Abu Dhabi gioca un ruolo attivo nella crisi libica con il suo appoggio al generale Khalifa Haftar.

Il battesimo della Piccola Sparta: il conflitto in Yemen

Lo scoppio del conflitto civile in Yemen, dove si contrappongono le forze Houthi e le forze governative del Presidente Hadi, che nel 2014 iniziò con la presa della capitale yemenita Sana’a da parte delle forze Houthi. L’anno dopo, nel 2015, l’Arabia Saudita intervenne al fianco delle forze pro-Hadi. Nella coalizione saudita gli Emirati Arabi Uniti ebbero l’occasione per mostrare le capacità militari, che negli scorsi anni avevano sviluppato.

Mentre le forze di Riyadh, de jure leader delle forze della Coalizione, si occupavano delle operazioni militari nel nord dello Yemen ad Abu Dhabi venne dato il compito di operare nel sud dello Yemen.

Se i sauditi attuavano una campagna poco elaborata e con raid indiscriminati, le forze emiratine si dimostrarono efficienti nelle operazioni belliche, dimostrando agli osservatori che era de facto Abu Dhabi il leader delle operazioni.

Con il supporto statunitense, le forze speciali degli Emirati, addestrate dai Navy Seals americani, avevano liberato la città di Aden, porto nel sud dello Yemen e attuale sede provvisoria del governo Hadi.

Le operazioni militari nel sud sono state coordinate dagli Emirati, ottenendo i principali successi della coalizione, nonostante i fallimenti logistici dei sauditi.

Dopo la stabilizzazione del sud dello Yemen, gli UAE hanno addestrato le forze governative di Hadi, per poi affiancarle nelle operazioni militari sotto comando degli Emirati Arabi.

Dopo aver stabilizzato il sud dello Yemen ed aver estirpato la presenza di milizie filo-Al Qaeda, gli Emirati Arabi hanno acquisito militarmente il controllo dei principali porti yemeniti, come Mukalla e Hodeida, consolidando il potere di Abu Dhabi nella regione visto la presenza di basi degli Emirati nella zona del Corno d’Africa( Eritrea e Somaliland).

Se sul fronte saudita la guerra in Yemen si sta dimostrando un fallimento, gli obiettivi stabiliti dai vertici emiratini sono stati conseguiti con successo, ciò ha consolidato la strategia di Abu Dhabi.

Per controllare lo stretto di Bab al-Mandab, strategico per il transito delle petroliere verso Suez, Abu Dhabi ha effettuato la conquista delle isole yemenite situate nei pressi dello stretto. Tra queste gli Emirati Arabi hanno preso il controllo dell’Isola di Socotra, strategica isola dello Yemen. Abu Dhabi ha interesse a mantenere in modo permanente il controllo dell’isola, per realizzare su di essa una base militare;ad oggi l’isola è sotto controllo degli Emirati Arabi Uniti, che hanno dislocato su essa una imponente presenza militare.

Conclusioni

La strategia degli Emirati Arabi in questi anni ha conseguito i successi sperati e i risultati ottenuti hanno dimostrato le capacità politico-militari di Abu Dhabi.

L’espansione geopolitica ed economica degli Emirati Arabi Uniti ha consegnato alla Federazione la denominazione di Little Sparta legittimando le ambizioni egemoniche della monarchia del Golfo e mettendo in ombra quelle del suo vicino ed alleato saudita.

Il Principe Mohammed Bin Zayed, con pazienza e realismo, ambisce ad emergere con gli Emirati Arabi come principale potenza regionale del Medio Oriente e della Penisola Arabica.

Fonti: