Nel maggio 2019 la Commissione Europea ha presentato il nuovo quadro di finanziamento europeo per gli anni 2021-2027, un quadro che prende in considerazione l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea e ha nelle sue intenzioni quella di apportare diverse modifiche nel riparto delle risorse, in considerazione di nuove esigenze da affrontare nei prossimi anni.

Che cosa è il quadro finanziario pluriennale e a cosa serve

Il quadro finanziario pluriennale (QFP) è una delle tre componenti del sistema di bilancio dell’Unione Europea, insieme con il bilancio dell’UE e la disciplina delle risorse proprie. In base al Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, il quadro finanziario pluriennale mira ad assicurare l’ordinato andamento delle spese dell’Unione entro i limiti delle sue risorse proprie ed è stabilito per un periodo di almeno cinque anni.

Il pacchetto di misure normative prevedono quindi le priorità, gli obiettivi e le regole di programmazione e controllo della spesa dei fondi comunitari nei prossimi sette anni.

L’obiettivo è quello di dare attuazione alle politiche dell’Unione in settori chiave come ambiente, sicurezza, mercato unico, politiche di coesione.

Tale manovra è importante per gli Stati membri e forse ancora oggi non si tiene ancora conto abbastanza dell’incisività di questi fondi nei bilanci nazionali.

Molto spesso nella dialettica politica non si fa riferimento agli effetti economici dei programmi europei, mezzi irrinunciabili per qualunque stato soprattutto per l’Italia che è uno dei paesi che versa nelle casse europee più di quanto riceve attraverso i programmi di finanziamento.

Cosa cambia nel nuovo bilancio

Ritornando alla manovra, il bilancio conta 1.135 miliardi di euro, quasi un terzo più alto rispetto al budget dell’austerità del 2007-2014 (che era tra 900 e 1000 miliardi di euro), ma sostanzialmente in linea con il bilancio del settennio precedente 2014-2020, con i Paesi europei chiamati ad aumentare il loro contributo all’1,11% del Pil (oggi è l’1%).

Il quadro che emerge è di un aumento considerevole di risorse nei settori della ricerca, ambiente e giovani e di un tenue taglio nelle politiche tradizionali: meno fondi ad agricoltura e politiche di coesione, più investimenti alla ricerca (ad esempio il programma Horizon2020 passa da 80 miliardi di dotazione a quasi 100), all’immigrazione, alla difesa e all’ambiente.

Il Parlamento Europeo ha criticato l’esiguità del bilancio e i preannunciati tagli alle politiche tradizionali che riguardano la Politica agricola comune (Pac) e al Fondo sociale europeo, mentre ha manifestato la sua intenzione di innalzare la spesa legata al clima per raggiungere l’obiettivo della riduzione delle emissioni del 30%, in linea con gli impegni dell’UE in merito all’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico.

Le reazioni in Italia

Diversi stati membri, tra cui l’Italia, hanno espresso contrarietà sui tagli proposti al Fondo di coesione sociale e alla Pac. Su questo punto anche Confindustria auspica un bilancio che seppur attento all’innovazione e ricerca, non faccia perdere alle politiche di coesione il loro vero apporto per una crescita economica ambiziosa e di respiro europeo.

Le proposte per il nuovo quadro finanziario sono all’esame dei nazionali, l’auspicio è che l’Italia sappia svolgere un ruolo di primo piano in fase negoziale affinché possa portare a casa risultati utili sia per la crescita economica (ad esempio in ambito di politiche agricole, trasporti e sviluppo tecnologico) e sia per la tutela degli interessi nazionali attraverso la richiesta di maggiori risorse da destinarsi alla cooperazione con i Paesi di origine e di transito per far fronte alla crisi migratoria.