Il 21 luglio, gli europei hanno concordato un ambizioso e innovativo piano da 750 miliardi di euro per sostenere e rilanciare l’economia che è stata gravemente colpita dalle conseguenze della crisi sanitaria.
L’UE può permettersi di impegnare una tale somma perché la sua ricchezza risiede proprio nell’ ampio mercato unico, vale a dire che applica le stesse regole sotto la stessa giurisdizione a persone, beni e servizi che si spostano liberamente in tutto il continente.

Eppure alcuni Stati membri, per ideologia, superbia o incompetenza, nella loro lotta contro il Covid-19, hanno sospeso la libera circolazione e si sono ritirati all’interno dei propri confini nazionali.
Non si è mai visto un virus rispettare i confini. Questo, tanto meno qualsiasi altro virus. Ma troppo spesso vediamo i politici fallire, mentre ci rivolgiamo a loro per ottenere sostegno. Questo è stato il caso della crisi dei rifugiati; ed è stata anche la spiacevole sorpresa della crisi sanitaria.

Ungheria, Polonia e Belgio non hanno esitato a prendere decisioni nazionali senza consultare i loro partner. Hanno il diritto legale di farlo, ma in questo modo mettono in pericolo il modo stesso in cui funziona il mercato unico. Inoltre, l’Austria, ad esempio, ha paralizzato il movimento degli europei in Agosto applicando controlli ridicoli alle persone in transito sul suo territorio.

Nessuno di questi paesi è sfuggito alla recessione, aggravata dalle misure restrittive. Hanno anche selezionato tra i loro vicini quelli che avrebbero esentato, violando quindi ulteriormente lo spirito comunitario.

Potremmo porre la domanda:

I benefici del piano europeo di ripresa economica, non dovrebbe essere condizionato a fare un ulteriore passo avanti, dal momento che l’armonizzazione delle decisioni in materia di salute incide sulla libera circolazione?

La Commissione europea, insieme a Germania e Francia, propone di andare avanti in questa direzione. Ora dobbiamo decidere.
Gli Stati membri non possono chiedere di avere la loro torta e anche di mangiarla loro.

Chi mantiene i propri confini chiusi ai partner europei dovrebbe pagarne il prezzo ed essere escluso dai benefici del piano di ripresa. Questo potrebbe essere un incentivo per passare finalmente a un sistema sanitario europeo più efficiente.

Se il contesto internazionale si fa più duro e alla fine costringe l’Europa a fare di più per difendere e promuovere i propri interessi, lo stesso vale all’interno. Per evitare una lenta e graduale erosione di ciò che rende forte l’Unione – la sua solidarietà, la sua unità e la buona fede richiesta tra i partner – è tempo di essere più esigenti gli uni con gli altri. Siamo stati obbligati ad accettare l’accordo dei Paesi Frugali a Luglio in una trattativa che ricordava fin troppo i bazar orientali. Non sacrifichiamo i recenti progressi europei per quegli Stati che continuano a far credere ai propri cittadini di essere più efficienti da soli.

Articolo scritto da: Jean Dominique Giuliani.