Accordo sul DSA: “Ciò che è illecito offline deve essere illecito anche online”

da: Redazione
27 Aprile 2022

Dopo quasi un anno e mezzo di trattative tra il Parlamento e il Consiglio, l’Unione europea ha annunciato nella giornata di sabato 23 aprile 2022 l’intesa su un pacchetto legislativo senza precedenti che imporrà alle piattaforme internet di controllare l’offerta dei siti, sopprimendo ogni contenuto illecito.

“Un accordo storico”: con queste parole la Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha definito il via libera dell’Europa al Digital Services Act, pacchetto di norme che obbliga le big tech a vigilare sui contenuti online e a rimuovere le fake news, a una maggiore tutela delle attività legate ai minori e anche di quelle che riguardano le vendite online con tanto di obbligo di rimuovere prodotti contraffatti o nocivi e di identificazione dei venditori. Eventuali violazioni delle regole potranno essere colpite con multe pari al 6% del giro d’affari della società. 

L’intesa è giunta dopo che a marzo Parlamento e Consiglio avevano trovato un accordo sul Digital Markets Act (Dma), dedicato alla libera concorrenza in un campo, quello digitale, dove le regole tradizionali si sono dimostrate insufficienti.  Entrambi i testi legislativi erano stati proposti a fine 2020 dai commissari alla concorrenza Margrethe Vestager e all’industria Thierry Breton.

“Ciò che è illecito off-line deve essere illecito anche online” ha pubblicato su Twitter la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

 

Intanto il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni ha dichiarato che si tratta di “un esempio per il mondo. Anche i giganti del web avranno regole da rispettare. Protezione dei minori, obbligo di rimozione dei contenuti illegali, libertà di espressione”. 

Dall’altra parte infatti gli Stati Uniti, ovvero la terra natale dell’iPhone, dei motori di ricerca e dei social network più utilizzati, e che potrebbero portare il mondo nel cosiddetto metaverso, faticano a trovare un accordo per proteggere i consumatori di Internet.

La leadership globale sulle normative tecnologiche sta avendo luogo a più di 3.000 miglia da Washington, da parte dei leader europei che rappresentano 27 nazioni con 24 lingue, che sono stati comunque in grado di concordare protezioni online di base per i loro 450 milioni di cittadini.

Negli Stati Uniti finora il Congresso non è stato in grado di approvare un regolamento completo volto a difendere i consumatori e a frenare il potere dei giganti della tecnologia, e questo non per mancanza di tentativi. In 25 anni, infatti, sono state presentate dozzine di proposte di legge federali sulla privacy che alla fine sono state abbandonate e gli iter di approvazione di molti progetti di legge antitrust per ridurre il potere di Apple, Amazon, Google e Meta sono rimasti incompiuti.

Nel mentre l’ambizione europea è rendere efficiente il quadro regolatorio UE in modo tale da rendere lo spazio digitale attrattivo anche per gli operatori di altri ecosistemi del pianeta, stimolando così nuovi investimenti e l’ingresso di nuovi operatori dentro l’ecosistema digitale europeo e mettendo al centro la tutela dei diritti e la conquista della fiducia degli utenti.

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