Analisi di Francesca Bertani per Meseuro.
Con il voto della plenaria del 16 giugno a Strasburgo, approvato con 423 voti a favore, 57 contrari e 174 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato in via definitiva il cosiddetto AI Omnibus, il settimo pacchetto di semplificazione del quadro normativo digitale dell’Unione. Il testo interviene direttamente sull’AI Act introducendo modifiche volte a ridurre sovrapposizioni regolatorie e rinviare specifiche scadenze, anche in risposta alle preoccupazioni espresse da imprese e operatori economici sulla complessità del quadro applicativo e sull’assenza, ad oggi, di standard armonizzati.
Secondo i co-relatori Michael McNamara (Renew, Irlanda) e Arba Kokalari (EPP, Svezia): «l’Omnibus rappresenta un intervento necessario per rendere l’AI Act più applicabile nella pratica, senza indebolirne le tutele e semplificando lo sviluppo delle future imprese tecnologiche europee».
Tra le modifiche più significative vi è il rinvio degli obblighi per i sistemi classificati come ad alto rischio, in particolare quelli utilizzati in ambiti sensibili come biometria, occupazione, servizi essenziali, law enforcement e giustizia. In base al nuovo calendario, tali obblighi si applicheranno dal 2 dicembre 2027 per i sistemi autonomi e dal 2 agosto 2028 per quelli incorporati in prodotti disciplinati da normative settoriali. La scelta punta a ridurre l’incertezza giuridica e consentire alle imprese di adeguarsi in un quadro tecnico più definito, mentre la maggior parte delle disposizioni dell’AI Act entrate in vigore lo scorso 2 agosto continueranno ad applicarsi.
Accanto alla proroga degli obblighi per i sistemi ad alto rischio, il Parlamento ha mantenuto alcuni elementi centrali di accountability. I provider che qualificano i propri sistemi come non “high-risk” dovranno comunque registrarli nel database europeo, seppur attraverso una procedura semplificata, confermando così la volontà di preservare trasparenza e tracciabilità. Nella stessa logica si inserisce anche la revisione del tema dell’AI literacy: l’obbligo per provider e deployer di garantire formazione interna viene alleggerito, attribuendo alla Commissione e agli Stati membri un ruolo più diretto nella promozione di iniziative di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale.
Parallelamente, il pacchetto introduce interventi più incisivi su specifici utilizzi dell’AI generativa. Tra questi, il divieto delle app nudifier, cioè strumenti in grado di creare rappresentazioni sessualmente esplicite di persone reali senza consenso o materiale riconducibile all’abuso sessuale su minori, che entrerà in vigore entro la fine dell’anno. Nello stesso quadro si inserisce anche l’obbligo di etichettatura dei contenuti generati artificialmente, rinviato a dicembre 2026: testi, immagini e altri contenuti prodotti dall’AI dovranno essere resi chiaramente identificabili, rafforzando distinguibilità rispetto ai contenuti autentici e offrendo nuovi strumenti di tracciabilità che potrebbero risultare rilevanti anche sul fronte della tutela dei diritti e del contrasto agli usi illeciti.
L’Omnibus interviene infine su due ulteriori aspetti centrali. Da un lato, chiarisce che in casi eccezionali alcune categorie di dati personali potranno essere trattate per individuare e correggere distorsioni nei sistemi, purché nel rispetto di garanzie specifiche; dall’altro, rafforza il ruolo dell’AI Office europeo, che avrà competenze di supervisione più ampie sui sistemi basati su modelli di uso generale, mentre le autorità nazionali manterranno competenza nei settori più sensibili.
Il voto sull’Omnibus si inserisce in un contesto più ampio di revisione e coordinamento del diritto digitale europeo. Un segnale in questa direzione è arrivato anche dall’audizione pubblica della Commissione IMCO del 24 giugno sulla protezione dei minori online, che ha evidenziato la progressiva convergenza tra AI Act, DSA, GDPR e futuro Digital Fairness Act, rafforzando l’idea di un enforcement sempre meno frammentato. In questo quadro, il futuro DFA, atteso entro la fine dell’anno, potrebbe rappresentare un ulteriore tassello, intervenendo sul modo in cui marketplace e piattaforme promuovono contenuti e prodotti agli utenti, soprattutto quando attraverso algoritmi o interfacce manipolative si rischia di alterare la libertà di scelta o amplificare la diffusione di materiali illeciti.
Nel frattempo, il Parlamento continuerà a lavorare sugli altri dossier del più ampio Digital Omnibus VII, in particolare sulla revisione delle norme relative ai dati e sull’introduzione dei portafogli europei per le imprese.
La nuova normativa non segna dunque un arretramento del legislatore europeo, ma il primo vero assestamento dell’AI Act. Il risultato sarà dunque una regolazione più concreta, che prova a bilanciare innovazione, competitività, certezza giuridica e tutela dei diritti in un ecosistema digitale sempre più integrato.


