La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che la Commissione ha approvato il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il documento con cui l’Italia ha spiegato come intende spendere i finanziamenti europei del cosiddetto Recovery Fund, il principale strumento comunitario per stimolare la ripresa economica dopo la pandemia da coronavirus.

La proposta presentata alla Commissione prevede finanziamenti per oltre 220 miliardi di euro, con numerosi capitoli di spesa dedicati al rafforzamento delle reti dei trasporti e di quelle digitali, al recupero dei borghi di interesse storico e culturale, al potenziamento dell’offerta per gli asili nido, l’istruzione e il sistema sanitario.

Il piano doveva soddisfare 11 criteri identificati dalla Commissione e che comprendono le raccomandazioni di spesa fornite a ogni paese, come la tutela dell’ambiente, favorire la transizione digitale, precise giustificazioni dei costi e la presenza di interventi strutturali e duraturi nel tempo. Per ogni criterio, la Commissione può dare una valutazione A, cioè il voto più alto, oppure B o C.

Le valutazioni della Commissione sono state per 10 criteri A e solo alla voce “Costi” B.

Dei paesi a cui son già state presentate le valutazioni della Commissione nessun paese finora è riuscito a rispettare le indicazioni sulla definizione dei costi delle misure: giustificare costi di investimenti futuri per portare avanti le rivoluzioni ambientali e digitali non è infatti cosa semplice, le stime si sono basate su misure simili. Per alcune misure, c’è una descrizione dettagliata e chiara delle metodologie e dei calcoli fatti per raggiungere i costi stimati e vengono forniti dati comparativi sui costi facendo riferimento a fonti specifiche prese come riferimento. In altri casi, questi riferimenti prendono la forma di studi, valutazioni o anche esperienze sviluppate nel settore privato.

Prossime tappe

Nella sua valutazione la Commissione ha appurato che il piano dell’Italia riserva:

  1. Il 37% della spesa totale a misure di sostegno agli obiettivi climatici (Transizione Green)

Include investimenti per finanziare un programma di ristrutturazioni su larga scala finalizzato a migliorare l’efficienza energetica degli edifici, interventi per promuovere l’uso di fonti di energia rinnovabile, idrogeno compreso. Dedica inoltre un’attenzione particolare alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dei trasporti, con investimenti nella mobilità urbana sostenibile e nelle infrastrutture ferroviarie.

2. Il 25% della dotazione complessiva del piano dell’Italia è destinato a misure che favoriscono la transizione digitale.

Investimenti nella digitalizzazione delle imprese e nell’ampliamento delle reti ultraveloci a banda larga e della connettività 5G. Altri investimenti sono tesi alla digitalizzazione della pubblica amministrazione: gli interventi previsti in tal senso interesseranno tanto la pubblica amministrazione in generale quanto i settori della sanità, della giustizia e dell’istruzione.

Una prima parte dei finanziamenti è pari al 13 per cento del totale richiesto e non avrà particolari vincoli o limitazioni legati ai singoli progetti: l’Italia dovrebbe quindi ricevere circa 25 miliardi di euro, a cominciare da luglio-agosto. In più occasioni Draghi  ha spiegato che il PNRR è la più grande opportunità in termini di sviluppo e di ammodernamento del nostro paese da decenni ma restano ancora dubbi su alcune scelte di spesa e sulla realizzazione in tempi adeguati dei progetti presentati. Sono perciò indispensabili delle riforme perché funzioni il Recovery Fund e nel contesto italiano la lista delle riforme viene prima e conta più della lista degli investimenti.

Le riforme indispensabili perché funzioni il Recovery Fund

Il contenuto del PNRR definisce in modo chiaro le riforme della pubblica amministrazione nello spirito dei documenti della commissione europea sul Recovery fund. I soldi ci verranno dati solo a patto che le riforme siano effettive e funzionino, gli sforzi saranno preziosi per la ripresa della Nazione e per allinearci a standard di assoluta eccellenza. I decreti attuativi che trasformino questa grande quantità di soldi in investimenti concreti produttivi, le riforme strutturali (Fisco e giustizia soprattutto) di cui il nostro Paese ha bisogno da tempo e infine la riduzione del debito pubblico che pesa ormai come un macigno e resta un freno alla crescita. Senza queste riforme non riusciremo a spendere i 209 miliardi dell`Ue.