Entra in carica la nuova Commissione Ue

Domenica primo dicembre si è insediata la nuova Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen che resterà in carica fino al 2024.

L’era di Ursula Von der Leyen

Comincia raccogliendo un grande consenso il nuovo esecutivo europeo, ottenendo la scorsa settimana al parlamento di Strasburgo il voto favorevole  di 461 deputati , 157 contrari e 89 astensioni. Un consenso ampio rispetto al voto di luglio, quando la Von der Leyen fu eletta con appena 9 voti di scarto sul necessario. Da Strasburgo è uscita una maggioranza superiore persino alla somma dei voti dei tre partiti che la sostengono, popolari, socialisti e liberali. Un risultato però prevedibile: era necessario che uscisse un forte sostegno al nuovo esecutivo, dopo che il parlamento aveva rigettato ben tre candidature a commissario – fra cui quella “pesante” dei francesi – e aver obbligato a rinviare l’insediamento della Commissione di ben un mese. La maggioranza che si è formata in questo caso non sembrerebbe così solida: può facilmente essere rovesciata su temi delicati come l’immigrazione, dove tende a prevalere l’interesse nazionale dei singoli partiti che la compongono, questo perché tradizionalmente le tre forze politiche (popolari, socialdemocratici e liberali) non hanno mai lavorato insieme a livello di esecutivo europeo. La dimostrazione si è avuta qualche settimane fa con la bocciatura di una risoluzione parlamentare che chiedeva agli stati una politica di “porti aperti” per le navi delle Ong cariche di migranti.

La nuova Commissione si presenta meno bilanciata del previsto sulla parità di genere (15 uomini e 12 donne) ma è comunque quella con maggiore rappresentanza femminile nella storia dell’Ue.

Il voto italiano alla nuova Commissione

Le delegazioni italiane presenti nella compagine europarlamentare si sono espresse nel seguente modo: come previsto la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia hanno votato contro, il Partito Democratico (socialisti) e Forza Italia (popolari) a favore. Spaccatura invece tra gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle: in 10 hanno votato a favore, due contro e due astenuti.

“Mettiamoci a lavorare”

“Noi siamo pronti, l’Europa è pronta. Mettiamoci a lavorare!” (We are ready. But most importantly, Europe is ready. Let’s get to work!), così ha esordito Ursula Von der Leyen a Strasburgo prima di elencare i punti principali della sua azione di governo. In effetti la neo Commissione ha cominciato il suo percorso in ritardo e su una strada in salita. Avrebbe dovuto insediarsi il 1 novembre ma non ce l’ha fatta e l’appuntamento è stato rimandato al 1 dicembre. Tra i fattori che hanno determinato il ritardo ci sono state sicuramente le bocciature di ben tre commissari designati (la francese Sylvie Goulard, l’ungherese László Trócsányi, e la romena Rovana Plumb) poi sostituiti; e  la Brexit: la nuova commissione sarà priva di un commissario britannico anche se, formalmente, il Regno unito non ha ancora abbandonato l’Unione Europea. Il governo di Boris Johnson, nonostante ripetute sollecitazioni, non ha mai nominato un proprio funzionario per l’incarico e Von der Leyen ha chiesto a Bruxelles di avviare una procedura di infrazione per tutelarsi da eventuali accuse di illegittimità.

Cosa vorrà fare la nuova Commissione?

Ursula Von der Leyen ha presentato all’assise di Strasburgo un programma piuttosto ambizioso e di lunga portata. Al primo punto si colloca lo European Green Deal (EGD) che sarà al cuore della “nuova strategia di crescita” per l’economia europea, un vettore di investimenti in ricerca e innovazione, con l’obiettivo di una “carbon neutrality” entro il 2050. Una transizione che potrà contare sulla BEI quale “banca Ue del clima” e che dovrà essere “giusta e inclusiva”. Il Commissario Timmermans presenterà nelle prossime settimane un pacchetto complessivo di proposte sull’EGD, che metteranno la strategia europea al centro della scena internazionale.  “Se c’è un campo in cui il mondo ha bisogno della nostra leadership è quello per la protezione del clima – ha detto Von der Leyen – e come potrebbe non essere così, mentre Venezia è sott’acqua e le foreste del Portogallo vanno a fuoco?”.

Altro grande tema la digitalizzazione, che apre orizzonti e rischi impensabili fino a pochi anni fa. L’impegno della Commissione è quello di definire una robusta strategia europea, in un campo oggi dominato da soggetti non europei. Questo richiederà capacità di controllare le tecnologie chiave in Europa, di valorizzare le competenze di cui disponiamo e di sostenere l’innovazione, di dotarsi di infrastrutture adeguate, di valorizzare la disponibilità di dati (non personali) e nel contempo di continuare a proteggere la “identità digitale” delle persone, anche grazie a una strategica unitaria per la cybersecurity.

Altro elemento chiave nel mandato della nuova Commissione sarà il rafforzamento dell’Unione economica e monetaria, per il quale un ruolo importante sarà svolto dal Commissario Gentiloni. In parallelo all’EGD quale motore di occupazione e sviluppo, si dovrà procedere verso il completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione dei mercato dei capitali e dotare l’Ue di un bilancio pluriennale all’altezza delle sue ambizioni – con anche una autonoma capacità fiscale, che possa contare su risorse proprie. Altrettanto decisivo sarà un impegno europeo lungimirante per lo sviluppo dell’Africa: una strategia già avviata dalla Commissione Juncker, che la nuova Commissione dovrà proseguire e rafforzare.

Da ultimo emerge la forte volontà di promuovere un’Europa che “deve occuparsi di ciò che sta a cuore ai cittadini”. Dall’impegno a voler dare all’Ue un ruolo guida nella lotta contro il cancro, al rafforzamento del pilastro europeo dei diritti sociali, con l’introduzione in tutti i Paesi di un salario minimo adeguato, all’attenzione per la sicurezza alimentare, all’impegno ad arrivare a risposte “umane ed efficaci” di fronte alle migrazioni.

Lo scenario attuale

Diversi analisti hanno definito le intenzioni della Von der Leyen molto ambiziose, perché da subito la Commissione sarà costretta a confrontarsi con una realtà che lascia poco spazio a questa politica riformista che vorrebbe esprimere.

La questione principale sarà quella del bilancio pluriennale 2021-2027 che dovrebbe essere drasticamente modificato se si vorranno accogliere le proposte della Commissione. Già il Consiglio europeo del 12 dicembre dovrà cercare di concordare le linee del negoziato di bilancio da sviluppare nel corso del prossimo anno. Sembra davvero irrealistico pensare che si decida in quella sede di aumentare il bilancio dell’Ue oltre i modesti limiti attuali, anche perché molto probabilmente si dovrà colmare il minore contributo risultante dall’uscita definitiva del Regno Unito. Altrettanto complicato potrà poi essere il tentativo di fare approvare un ridimensionamento di alcune voci di bilancio, ad esempio quelle agricole, a favore di altre più innovative, come la digitalizzazione o il 30% di aumento dei fondi di sviluppo come indicato dalla Von der Leyen.

Altra questione è la Brexit: il 31 gennaio ci potrebbe essere l’addio definitivo di Londra e la necessità di aprire un difficile negoziato per regolare i futuri rapporti con l’Unione con tutte le conseguenze finanziarie e commerciali che ciò potrà comportare.

Inoltre ci sono non poche difficoltà davanti al rifiuto dell’apertura dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia del Nord da parte del presidente francese Macron: il tempo per formulare nuove proposte è breve dato che a maggio è previsto a Zagabria (sotto la presidenza di turno croata del Consiglio) il summit Ue- Balcani sulle questioni in materia di allargamento.

 

 

Fonti: ec.europa.eu; Politico.eu; Ispi