Il Recovery Fund è un fondo per la ripresa che l’UE ha messo sul piatto da luglio scorso in seguito a dure trattative per rilanciare l’economia degli Stati membri travolta dalla crisi del Covid-19.

L’attuale esecutivo italiano ha legato il proprio destino alla riuscita nella gestione di queste risorse, infatti il Presidente del Consiglio ha affermato all’inizio dell’autunno: “Se perderemo questa sfida avrete il diritto di mandarci a casa”.

La Commissione europea ha ribattezzato il Recovery Fund con il nome Next Generation EU.

La scelta del Consiglio europeo è stata quella di incrementare il bilancio su base temporanea tramite nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari per un ammontare pari a 750 miliardi di euro, di cui 390 i contributi a fondo perduto e 360 in prestiti.

La quota italiana è di circa 209 miliardi, di cui 81,4 in sussidi a fondo perduto e 127,4 miliardi in prestiti.

I governi di ogni stato membro dovranno mandare alla Commissione europea i Piani di ripresa entro la fine di aprile 2021, tuttavia Bruxelles ha invitato i governi a sottoporre al più presto programmi preliminari.

L’Italia si è data come obiettivo quello di inviare il proprio Recovery Plan all’inizio del 2021.

Tuttavia a oggi il governo Conte non sembra essere avanti per quanto riguarda la pianificazione di come trasformare i fondi in progetti.

Il progetto del Presidente del Consiglio è quello di attuare una gestione a composizione piramidale, che abbia il seguente aspetto: il Premier alla guida di 6 manager, cioè uno per ogni macroarea dei progetti da realizzare, questi a capo di una task force di 50 esperti per ogni settore, per un totale di 300 unità.

La scelta sarebbe dunque quella di istruire una struttura parallela a quella del Consiglio dei ministri, presumibilmente per evitare che i conflitti già vivi nella maggioranza abbiano ricadute gravi nella gestione di queste preziose risorse.

Alcune forze d’opposizione hanno già espresso la propria perplessità, mettendo in luce i possibili punti deboli di queste modalità e proponendo alternative.

Va tenuto conto che per rispettare l’iter previsto tra la presentazione formale all’approvazione del piano potrebbero passare mesi, come ha precisato il Ministro per i rapporti con l’UE Enzo Amendola. Tuttavia, ci sarà subito la possibilità di accedere al 10% del finanziamento globale, in attesa di approvazione.

I criteri principali nella stesura del piano di ripresa tracciati dalla Commissione sono i seguenti: sostenibilità ambientale, produttività, equità, stabilità macroeconomiche e transizione digitale.

Se i piani di ripresa verranno inviati a gennaio come vorrebbe Bruxelles, i fondi potrebbero arrivare anche prima del secondo semestre 2021. Chi non rispetta al meglio la tabella di marcia potrà assistere all’interruzione dei fondi, quindi il fattore tempo è molto importante.