di Francesco Cirillo

Un Consiglio per la Sicurezza Nazionale?

Negli ultimi anni il mondo sta subendo un ritorno dello Stato Nazionale e delle sue prerogative in ambito di sicurezza.

Il grosso delle strutture che coordinano le agenzie e gli apparati governativi, nel settore della difesa e della sicurezza, hanno strutture gerarchiche rigide e verticali, che collaborano e consigliano il capo del governo nelle decisioni riguardanti la sicurezza nazionale. Ma per l’Italia il processo di revisione dell’architettura di sicurezza, sembra al quanto complesso, cambiare la struttura che venne costruita nel 1947. Per la gestione delle crisi nello scacchiere internazionale l’Italia ha assoluto bisogno di un nuovo organo, capace di essere collegamento tra le personalità politiche dell’esecutivo e gli apparati dello stato competenti in materia di sicurezza nazionale e politica estera.

Pur vero che il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica, e il CISR(Comitato interministeriale per la Sicurezza della Repubblica), che coordina la collaborazione tra gli apparati di sicurezza del governo rappresentano organi di una struttura ben rodata. Nonostante ciò il coordinamento tra gli apparati di intelligence e le forze di sicurezza italiane resta ad un livello orizzontale, dove la figura del Presidente del Consiglio non ha effettivo potere sulle direttive. L’Istituzione di un Consiglio per la Sicurezza Nazionale garantirebbe un livello di coordinamento dell’azione estera italiana e in quella delle tematiche della sicurezza dove il coordinatore del Consiglio, integrata nella figura di sottosegretario con la delega ai servizi alla Presidenza del Consiglio, potrebbe coordinare per conto di Palazzo Chigi le direttive di sicurezza nazionale.

Una riforma che guardi al futuro

Questa riforma garantirebbe all’Italia un coordinamento efficiente anche se il nostro paese non riesce a comprendere l’attuale scacchiere internazionale. Non riesce a capire che la fine della Guerra Fredda le ha tolto quelle sicurezze che le garantivano di essere considerata player regionale nel Mediterraneo, in primis l’assistenza di Washington. Ad oggi la classe dirigente Italiana deve riscoprire la propria vocazione di potenza mediterranea e iniziare ad operare per tutelare i propri interessi, senza far cadere le tematiche negli slogan elettorali a cui la politica italiana resta attaccata ancora oggi. Ma la stessa burocrazia ministeriale, trovandosi senza una classe politica preparata, si è chiusa in se stessa, influenzando le scelte dei politici e degli esecutivi.

Se l’Italia vuole ritrovare un posto sulla scenario globale deve rinnovarsi e attuare un cambiamento interno alle proprie istituzioni di coordinamento della politica estera, se no rischiamo di essere esclusi dall’arena internazionale e di ritrovarci in tribuna ad assistere al cambiamento, senza possibilità di effettuarlo ma solamente di subirlo nelle nostre politiche di sicurezza.

 

 

Fonte:Limes Una Strategia per l’Italia 2/2019 “Per Un Consiglio di Sicurezza Nazionale basato sul potere Cognitivo” di Carlo Pelanda pp 177-182