Ucraina: gli orizzonti del conflitto

da: Redazione
7 Settembre 2022

Le origini del conflitto

La crisi tra Russia e Ucraina è il risultato di un contrasto che dura apertamente da quasi otto anni, ovvero da quando nel 2014 dopo le proteste che si sono verificate a Kiev, gli scontri sono culminati con la cacciata dell’allora Presidente Janukovyč, che è stato prima soppiantato sul piano politico e poi estromesso dal potere in quanto molti in Ucraina sostenevano che stesse favorendo le manovre di Mosca per un assorbimento e quindi per una fine repentina dell’indipendenza ucraina.

Non si è fatta attendere molto la reazione di Mosca. Nei mesi successivi il Cremlino ha supportato la proclamazione di un referendum nella penisola di Crimea, un referendum che è avvenuto in presenza dei carri armati russi sostenendo i movimenti separatisti della regione del Donbass fino all’auto proclamazione delle repubbliche di Lugansk e Donetsk.

Dal conto loro Europa e USA non sono stati a guardare, l’Ucraina si trova ai confini con l’UE e con la NATO, di cui come è noto la Russia teme un ulteriore allargamento ad est, ed è punto di passaggio cruciale per la fornitura di gas proprio dalla Russia.

L’evoluzione dello scenario dell’Unione Sovietica

La parte che oggi si identifica con la Federazione Russa è uno Stato che promana Unione Sovietica nel momento in cui i cosiddetti paesi satelliti si ritrovavano nell’abbraccio dell’orso russo e dipendevano direttamente dalle politiche decise a tavolino dal Cremlino: Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia e via via tutte le repubbliche euro-asiatiche ex-sovietiche che arrivano fino ai confini dell’Afghanistan costituivano intorno alla Russia una vera e propria cintura fatta di stati cuscinetto. L’Unione sovietica si era così protetta da un ipotetico attacco, a parti rovesciate, da parte occidentale.

La Federazione Russa fin dagli anni ‘90, sotto la guida dello stesso Boris Yeltsin, ha sottolineato durante la presidenza americana di Bill Clinton la propria indisponibilità ad un allargamento della NATO nell’area di quei paesi. Paesi che sul piano geostrategico sono diventati l’oggetto del contendere.

Allargamento che invece è avvenuto in seguito, nel 1997 quando Estonia, Lettonia, Lituania entrarono a far parte della NATO accettando da quel momento all’interno dei propri confini la presenza di strutture militari della NATO a pochi metri dalle frontiere russe. Così come i paesi dell’ex patto di Varsavia si sono progressivamente avvicinati al mondo Occidentale, attraverso l’acquisizione nel progetto europeo e dell’alleanza atlantica oltre che dei Paesi baltici anche di Ungheria e Polonia, Repubblica ceca, Bulgaria, Romania e Slovacchia.

Effettivamente la cintura di difesa di Mosca si è man mano assottigliata e le contro misure decise dal Cremlino si sono fatte più dure.

E’ una problematica molto complicata, che nasce già estremamente complessa e lo diventa di più dal momento che gli Accordi di Pace sottoscritti a Minsk dal 2014 sono degli accordi che funzionano poco.

Durante il vertice della NATO nel  Settembre 2014 i leader dell’Alleanza atlantica condannavano l’intervento militare russo illegittimo ed illegale in Ucraina e chiedevano a Mosca l’immediato ritiro di tutte le truppe in Ucraina e ai confini tra i due paesi.

Il Comunicato inoltre richiedeva alla Russia di restituire la penisola di Crimea all’Ucraina e di fermare il flusso di armi, attrezzature e denaro diretto ai ribelli attivi nell’est del paese. La penetrazione russa nella penisola di Crimea e nel Donbass è stata giustificata da Mosca con l’intenzione di assecondare quelle comunità russofone presenti nel territorio ucraino che ascrivono la loro appartenenza alla Federazione Russa in virtù dell’atto che nel 1954 ha orientato il presidente Kruscev ad annettere questi territori al blocco ucraino perché a quel tempo c’era una unità sostanziale e quindi l’Ucraina era sì uno stato indipendente, ma facente parte dell’unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Lo scenario geopolitico del conflitto

È una guerra che esiste già, non è quindi solo la questione di un possibile attacco russo, perché è una guerra di artiglierie e truppe con armamento pesante che ha già fatto quasi 15.000 morti.

Questa visione è corroborata dall’appello del Papa che ha indetto una giornata per la pace Ucraina.  Un’iniziativa da parte del Papa avvenuta precedentemente solo nell’Europa degli anni ’30 quando c’è stata la richiesta da parte della Germania Nazista di annettere territori secondo un principio dello spazio vitale, che identificava la presenza di comunità tedesche in altri paesi dell’Europa di allora e che solo la cui riunificazione poteva giustificare un certo grado di sicurezza per la Germania del Reich.

Analogamente il ragionamento di Putin è che la Russia per sentirsi sicura ha bisogno quantomeno di ricondurre sotto le proprie bandiere le comunità russofone, questo comporterebbe quanto meno la cessione di metà territorio Baltico e di una parte di quello Ucraino e tutte le altre repubbliche che si affacciano sullo scenario transcaucasico ed euroasiatico.

I russi non hanno più di tanto il problema di occupare militarmente l’intera Ucraina, che è il luogo dove la Russia ha investito maggiormente per la creazione delle centrali nucleari, per le estrazioni del carbonio, che è oggi in gran parte interdetta alle autorità ucraine perché si trovano i siti cruciali proprio nel Donbass occupato dalle milizie russe.

Dal punto di vista quindi proprio della tutela degli interessi contingenti, Mosca ha già ottenuto dei risultati.

Quello che sembrerebbe interessare di più nello stretto delle considerazioni strategiche e militari, è invece l’occupazione di una striscia di territorio che unirebbe in un regime di continuità territoriale il Donbass con la Crimea, annettendo anche la città di Mariupol.

Il contesto e le conseguenze della crisi sull’economia

L’opera che gli USA e la Gran Bretagna fanno ha come finalità quella di caricare di responsabilità il contesto europeo, rispetto ad uno scenario che prioritariamente interessa il contesto NATO, ma sul quale gli americani dopo il ritiro dall’Afghanistan, hanno più volte chiarito di volere che siano gli europei a essere protagonisti e soprattutto regge un’altra preoccupazione strategica di Washington, ovvero di impedire la nascita del Nord Stream 2.

In questo momento il passaggio attraverso l’Ucraina del 37% di forniture di gas russo presso l’Unione Europea attenua i bisogni in chiave economica di quel paese che mutua da questa condizione un 7% delle entrate annue e che quindi limita in prospettiva anche lo sforzo che devono fare Washington e l’Unione Europea per farsi carico del contesto ucraino.

Un problema che vede connessi elementi geostrategici e geopolitici, con il tema dell’energia e la grande preoccupazione russa di trovare sbocco per la propria energia, considerando che invece oltrepassando l’Ucraina e approfittando di percorsi come Nord Steam 2, effettivamente i russi risolverebbero il problema dei dazi con l’Ucraina.

La strategia dell’Unione Europea

Sono chiamate proprio in questi giorni, da un lato ancora una volta la leadership francese, Macron che da qualche giorno ha assunto la guida dell’intera Unione Europea e dall’altra, le personalità di Mario Draghi e Olaf Scholz che in questo momento avendo una ossatura fortemente filo atlantica ma anche per la capacità di dialogo già dimostrate in tante occasioni con gli stessi russi saranno indubbiamente un elemento qualificante.

Il presidente francese Macron ha incontrato la sua controparte russa Putin.

Gli Stati Uniti e la Germania hanno cercato di presentare un fronte unito contro la potenziale aggressione militare russa in Ucraina. Sia la Gran Bretagna che la Germania hanno inviato più truppe per la flotta orientale della NATO

I prossimi giorni saranno cruciali in Ucraina, Macron dopo l’incontro con Putin, ha dichiarato che entrambe le parti stanno lavorando per costruire un “accordo costruttivo”, reciprocamente accettabile in Russia e per il resto dell’Europa, cercando di evitare la guerra.

Se l’Ucraina si unirà alla NATO, i paesi europei saranno automaticamente trascinati in un conflitto militare con la Russia, ha dichiarato Putin, e non ci saranno vincitori. Ha anche lanciato un atto d’accusa alla NATO, che negli ultimi 30 anni si è espansa minacciando la Russia, mentre continuano ad assicurare che la NATO è “un’organizzazione pacifica e difensiva”.

Intanto, la strategia di Macron dietro i suoi incontri con il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il primo ministro britannico Boris Johnson, insieme ai suoi viaggi a Mosca e Kiev, è chiara e comprensibile.

Tutto questo dimostra che la Francia vuole sedersi al tavolo delle trattative in questa importante crisi, ed essere la voce internazionale udibile dell’Europa, soprattutto perché detiene ancora la presidenza del Consiglio dell’UE fino alla fine di giugno.

Mentre Stati Uniti e Germania hanno cercato di presentare un fronte unito contro una potenziale aggressione militare russa in Ucraina e per scoraggiare ulteriormente l’aggressione russa in Europa e per affrontare le sfide poste dalla Cina e per promuovere la stabilità e per presentare un fronte unito sul Nord Stream 2.

Biden ha dichiarato che l’idea di Nord Stream 2 non andrebbe avanti nel caso di un’invasione di carri armati o truppe russe.

Ucraina – Russia: la vera partita si gioca sul gas

Va capito allora in che modo l’elemento di crisi energetica si lega alla crisi geopolitica.

I fattori che hanno scatenato la crisi energetica non sono solo quelli di natura geopolitica. I fattori concomitanti sono l’aumento della domanda mondiale di gas, dovuto dalla ripresa delle attività economiche, i livelli modesti delle scorte europee di gas a causa di lockdown invernali, la promozione di quella strategia EU di energia pulita nell’ambito della transizione verde e la riluttanza russa ad aumentare forniture di gas nonostante l’esortazione dell’agenzia internazionale di energia.

In questo momento la posizione americana si concentra nello spingere gli europei a prendere posizioni più dure nei confronti di Mosca e non semplicemente mostrandosi disponibili alle sanzioni ma assumendo una forte posizione nel proporre le sanzioni stesse

Intanto le comunicazioni intercettate ottenute dagli Stati Uniti hanno rivelato che alcuni funzionari russi sono preoccupati che un’invasione su larga scala dell’Ucraina sarebbe più costosa e più difficile di quanto Putin e altri leader del Cremlino si rendano conto.

Un’altra possibilità, è che Putin decida un’operazione su più fronti, inviando forze da diverse direzioni in Ucraina per fratturare rapidamente la capacità dell’esercito ucraino di combattere come una forza coesa – una classica strategia militare russa. Intanto, secondo le nuove immagini satellitari ottenute dalla CNN, la Russia accelera il suo movimento militare verso l’Ucraina

Il primo ministro britannico ha scritto un op-ed nel Times, ripreso da altri media britannici, in cui parla della crisi ucraina e dell’impegno della Gran Bretagna e degli alleati. Sottolinea che la priorità della Gran Bretagna all’estero è quella di “stare con i nostri alleati e combinare la deterrenza con il dialogo per una de-escalation di questa crisi, per prevenire un’invasione russa. “Ma vogliamo lavorare con la Russia per fornire rassicurazioni diplomatiche su questo fronte. Non si tratta di fare concessioni come il premier e altri leader occidentali hanno detto che tutte le democrazie europee hanno il diritto di aderire alla NATO”

Intanto, il segretario di Stato americano Blinken ha parlato della risposta dell’amministrazione Biden alla crisi Russia/Ucraina. “L’unica persona che può dire cosa deciderà Putin è Putin. Siamo a un bivio. Siamo preparati in entrambi i casi. Tutto quello che possiamo fare è cercare di influenzare il suo calcolo, quello che ho visto dal presidente Putin nel corso di molti anni è che è molto interessato all’opzione di valutare le risposte e poi agire”. Ha detto che la NATO si è riunita in un modo che ha fatto raramente dalla fine della guerra fredda. “Quello che state vedendo ora è il prodotto di uno sforzo molto deliberato e sostenuto. Abbiamo avuto, credo, più riunioni, chiamate e impegni video con i nostri alleati su questo, di qualsiasi cosa che io possa pensare nella memoria recente”. Blinken ha sottolineato che tutto ciò che è stato intrapreso dagli alleati in termini di impegno con i russi, compreso l’incontro tra Macron e Putin, è stato fatto in modo attentamente coordinato.

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