Al termine di quattro giorni/notti di trattative (dal 17 al 21 luglio 2020) il Consiglio europeo  ha trovato e siglato l’accordo sul “Recovery Fund” e sul piano di rilancio dell’economia europea dopo l’emergenza Coronavirus. Il 21 luglio 2020, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha comunicato con un tweet il raggiungimento di un’intesa: un piano da 750 miliardi di euro, cifra che era stata proposta inizialmente da Francia, Germania e Italia.

I PAESI FRUGALI

Al fine di ottenere il consenso del cd. Paesi frugali (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, Finlandia e repubbliche baltiche) è stato necessario, tuttavia, rivedere la suddivisione di questa somma tra prestiti e sovvenzioni. Con riferimento ai prestiti, la somma è lievitata da 250 a 360 miliardi di euro; con riferimento ai contributi a fondo perduto, la somma è calata da 500 a 390 miliardi di euro.

I Paesi frugali hanno, inoltre, ottenuto un aumento degli sconti sui versamenti al bilancio comune, i cd. rebates (lett. sconti), ovvero il processo di restituzione a un Paese membro di parte dei fondi versati al bilancio comunitario in seguito a un accordo bilaterale tra questo e Bruxelles.

Lo stanziamento di tale somma è previsto per il secondo trimestre del 2021, ma potranno essere utilizzati anche retroattivamente e, quindi, per far fronte alle spese sostenute
dal febbraio 2020 in poi.

Nell’intesa, il bilancio dell’UE ammonta a 1.074 miliardi di euro. Nel corso dell’autunno 2020, ogni stato membro dell’UE dovrà presentare il proprio ‘piano nazionale’ di riforme al quale sarà subordinata la ricezione dei soldi provenienti dal Recovery Fund. Ciascun piano, verrà valutato dall’esecutivo europeo il quale – entro due mesi– delibererà con votazione a maggioranza qualificata.

IL FRENO DI EMERGENZA

Al fine di comprendere meglio tale manovra, occorre tenere in debita considerazione il cd. Freno di emergenza, proposto da Mark Rutte – primo ministro olandese – ed entrato nell’intesa in maniera meno stringente. I successivi esborsi della Commissione, saranno legati ad una verifica degli obiettivi intermedi del PNR ed i paesi che solleveranno dubbi con riferimento alle azioni poste in essere dai paesi colleghi, potranno
sollevare la questione circa la legittimità della spesa e, eventualmente, richiedere l’intervento del Consiglio al fine di bloccare ulteriori esborsi. Il Consiglio, in altre parole, sarà coinvolto in maniera “esaustiva” ma non “decisiva”.

E IN ITALIA?

In virtù di quanto previsto dall’accordo sul Recovery Fund, l’Italia riceverà 208,8 miliardi di euro così suddivisi: 127,4 miliardi di euro in prestiti e 81,4 miliardi di euro di trasferimenti. L’Italia, insieme alla Spagna, è tra i maggiori beneficiari di tale fondo. L’obiettivo, nel medio termine, è quello di mettere in campo tutte le riforme necessarie al fine di adeguarsi alle raccomandazioni europee e rilanciare l’economia.

127,4 miliardi in prestiti; 81,4 miliardi di trasferimenti

 

Con il contributo di: Daniele Lonardo, Gian Paolo Meneghini